



C'eravamo datti appuntamento al solito posto, alle 6.30 di un mercoledì sera.
Avevo tanta paura di ciò che sarebbe passato nel mio cervellino una volta incontrati i suoi occhi.
Ma non c'era imbarazzo, non c'era tensione. Al tavolino del bar abbiamo parlato delle nostre utlime settimana di vita. Gli parlo di un film di Murray, mi fa pensare a me, troppa ciclicità nella mia vita. Ride, prima o poi troverai l'uomo giusto.
Cazzo eri tu quello giusto.
Ti parlo di gente che non capisce il perchè e tu la pensi come me. Nessuno è stato all'interno della nostra storia, nessuno ha vissuto quello che abbiamo vissuto io e te insieme, nessuno può capire.
Esco da un'ora di chiacchiere, ne esco forte e felice. Rido al pensiero di chi mi aveva detto "evita, non devi vederlo", gli sbatto in faccia la mia sicurezza e la mia serenità.
Mi sento forte e cammino tra la folla a testa alta. Non scherzate, sappiate che ero fermamente convinta di me stessa e non potevo prevedere crolli, non prendetemi in giro.
Credevo di essere forte, forse sono solo una stupida debole.
Facciamo una festa a casa mia. Diceva non sarebbe venuto.
L'ho trovato alla porta.
Io spavalda, bella, flirtavo col mio migliore amico davanti ai suoi occhi.
Lui mi cercava, cercava un contatto, mi chiede grattini alla schiena e al mio pensi mai a me? sì, mi risponde.
E da lì al baratro il passo è breve. Notte di deliri. Provo ancora dei forti sentimenti per te, sono ancora perdutamente persa per te.
Vediamoci stamattina.
Ti comporti come quando eri l'altra mia metà, mi abbracci e scherzi. Il tuo comportamento tradisce i mille dubbi che ti porti dentro ma le tue parole non lasciano spazio a ripensamenti.
Ti porterò a mangiare giapponese, ti ci porterò quando starai bene e sarai consapevole e non ti ferirai da sola.
Non so più che cazzo fare... rispondi alla mia domanda, rispondi tu che sei il responsabile di questo dolore che mi porto dentro, che cazzo devo fare?
